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Il caffè a Napoli è un rito PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 26 Novembre 2008 14:25
Il caffè a Napoli è un rito  L’Arbusto del caffè che cresce in Arabia ed in Abissinia allo stato selvatico è conosciuto dalle tribu’ nomadi già prima del x secolo.Il suo chicco è un seme contenuto in una drupa rossa. La pianta raggiunge anche i          10 metri di altezza, in un anno un arbusto può produrre 6 kg di bacche, circa 2 kg di chicchi veri e propi.Due sono le specie di caffè esistenti: la specie “Robusta” miscela piu’ economica e meno pregiata,, e la specie “Arabica” miscela preziosa e delicata, considerata l’aristocrazia del caffè.Il Caffè a Napoli è un rito, un momento di relax, un attimo di evasione, un motivo per incontrarsi, una scusa per “’ngiuciare”, insomma fa parte della vita partenopea. E’ un piacere assistere alla preparazione dell’”Espresso” da parte dei baristi più esperti. Il caffè viene trattato come un bambino ed al momento della pressione della miscela nel contenitore si nota se il barista ama veramente il caffè. Infatti quando la miscela viene compressa prima del rito finale, un barista napoletano verace accompagna il movimento con la testa  in segno di affetto. Una volta il caffè veniva zuccherato in anticipo perché ciò lo rendeva più schiumoso. Adesso, purtroppo, con le varie diete ed i prodotti dietetici il caffè viene zuccherato dal cliente e perde la schiuma. L’acqua ha una grande importanza per la preparazione e quella di Napoli del Serino è la migliore per tale operazione. Si racconta che in un bar del centro di Napoli un cliente leggeva il giornale mentre il barista gli serviva il caffè. Poiché il cliente continuava a leggere,  malgrado il caffè fosse pronto, il barista, quasi adirato, disse al cliente:” Lei non può leggere e bere il caffè perché è una offesa alla bontà del caffè”, insomma il barista pensava che il cliente non apprezzasse il caffè perché distratto dalla lettura del giornale. Forse si esagera ma il caffè a Napoli è una cosa talmente seria che i proprietari di un noto bar della città, il “Gambrinus” .  insieme ad un professore ed alla sponsorizzazione di un gruppo giapponese hanno creato l’università del caffè. Siccome il caffè è di tutti si usava, tempo fa, di pagare dei caffè e lasciarli in sospeso per i  meno abbienti che non potevano permettersi questa deliziosa bevande… Infatti ancora si usa dire: c’è un caffè pagato?.... ……Non dimentichiamo il caffé  preparato a casa con la vecchia macchinetta di alluminio. Tale rito casalingo viene esaltato dal grande Eduardo in una scena di una sua “Piece” teatrale, “questi fantasmi”, quando spiega ad un sedicente dirimpettaio che lui usa mettere un “coppetiello” sul becco della macchinetta del caffè per non far evaporare il profumo del caffè…una scena stupenda ed una vera esaltazione di questa bevanda meravigliosa. Durante l’ultima guerra era difficile trovare del buon caffè. I napoletani, come tradizione, si “arrangiarano” e nei bassi si usava preparare delle grandi macchinette di caffè di contrabbando e venderlo ai clienti. Sempre in una commedia di Eduardo, “Napoli Milionario” tale rito viene mostrato in alcune scene. Anche prima della fatitidica frase “addà passà ’a nuttata”, il grande  Eduardo chiede alla moglie di preparargli un caffè prima di affrontare la famosa “nuttata”. In “Natale in casa Cupiello” le prime scene iniziano con un tragico caffè servito a letto e rifiutato da Eduardo, alias Luca Cupiello, perché preparato male dalla moglie….Infatti lui le dice: “tu saie fa ‘a ‘frittata ‘e maccarune, ‘a pasta e fasule, ma ‘o café nun è cosa toia” perché a Napoli il caffè è una cosa seria e bisogna prepararlo con il cuore….altrimenti è una “ciofeca” cioè uno schifo….Non vorremmo apparire irriverenti verso il grande Eduardo De Filippo ma forse senza il caffè qualcosa sarebbe mancato al successo delle sue commedie…..Il grande cantautore scomparso, Fabrizio De André ha scritto una bellissima canzone in vernacolo partenopeo “’ o Café” che dice “ ah ..che bellu café…sulo a Napule ‘o sanno ffà…..” Insomma qualche primato lo merita la tanto bistrattata città di Pulcinella , così bella, così diversa, così incompresa, così criticata ma sempre viva….                                                  Un palcoscenico all’aperto.   Dario Duro
 

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